Internazionale

DICHIARAZIONE DELL’ALLEANZA INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI IN IRAN (IASWI) SULL'ASSASSINIO DI QASEM SOLEIMANI E LE SUE CONSEGUENZE

3' di lettura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo della IASWI sull’assassinio di Soleimani

L’assassinio, da parte delle forze militari statunitensi, di Qasem Soleimani, uno dei massimi comandanti militari iraniani, responsabile delle politiche espansionistiche regionali della Repubblica islamica dell’Iran e delle sue guerre per procura in Medio Oriente, può portare a ritorsioni da parte del regime islamico e a successive reazioni statunitensi in una reazione a catena che potrebbe ulteriormente destabilizzare la regione e mettere in pericolo la vita di migliaia di iracheni, iraniani e altre persone comuni in Medio Oriente.

Lo IASWI condanna fermamente l’avventurismo militare dell’amministrazione Trump in Iraq, che è la continuazione della catastrofica invasione americana di questo paese.

Inoltre, denunciamo i sanguinosi interventi dell’Iran in Iraq e la sua partecipazione alla repressione dei manifestanti iracheni. Sosteniamo le istanze di molti iraniani e iracheni, in particolare durante le recenti rivolte, che hanno chiesto alle forze militari e paramilitari americane e iraniane di lasciare immediatamente l’Iraq e di astenersi dal mettere ulteriormente in pericolo la vita degli iracheni e di altre persone nella regione.

Se intensificati, i conflitti militari tra l’imperialismo USA e regime iraniano saranno disastrosi e le sue vittime principali saranno come sempre i lavoratori e la gente comune.

È importante sottolineare che l’attuale tensione crescente viene anche utilizzata come pretesto per interrompere e far deragliare, sia le tensioni interne negli Stati Uniti contro l’amministrazione razzista e criminale di Trump, sia la crescente insoddisfazione e le proteste anti-regime in Iran contro la repressione, la povertà e la corruzione.

La crescente militarizzazione sarà utilizzata per ampliare gli attacchi ai lavoratori e ai diritti umani da entrambe le parti dell’attuale conflitto.

La nostra posizione, costantemente informata dal movimento operaio iraniano e dalle forze socialiste sul campo, è stata chiara nel corso degli anni. Continuiamo a guardare da una prospettiva anticapitalista e internazionalista a questo prolungato conflitto tra un potere imperiale criminale a livello globale e un potere regionale brutale e corrotto.

Ci opponiamo senza riserve a sanzioni economiche, interventi militari e guerre da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati reazionari (in primis Arabia Saudita e Israele), sostenendo allo stesso tempo le crescenti lotte dei lavoratori contro il regime capitalista della repubblica islamica dell’Iran, contro la violenta repressione anti-operaria e contro la sua politica neoliberista e totalitaria.

La guerra di classe tra il regime capitalista repressivo e i lavoratori oppressi in Iran è costata decine di migliaia di vittime nel corso degli anni.  Entro i primi tre giorni della recente rivolta in Iran del 15 novembre 2019, si stima che 1500 persone siano state uccise o seriamente ferite e fino a 10.000 siano state arrestate. Le famiglie delle persone uccise e arrestate sono state minacciate e obbligate a non parlare pubblicamente. Le forze di sicurezza, compresi i famigerati assassini del Corpo di Guardia della Rivoluzione Islamica a cui apparteneva Soleimani, sono intervenute ovunque per prevenire e schiacciare qualsiasi raduno di base non autorizzato dal governo.

Sfortunatamente, queste proteste hanno ricevuto scarso sostegno proattivo da gruppi progressisti in Occidente, anche se molti sindacati hanno condannato a livello internazionale la repressione dei manifestanti.

Negli ultimi 40 anni, nella Repubblica islamica dell’Iran, decine di migliaia di attivisti antimperialisti, socialisti, comunisti, femministi, sono stati giustiziati, imprigionati, torturati, frustati e banditi dai luoghi di lavoro e dalle scuole.  I lavoratori e i sindacalisti che organizzano i loro diritti fondamentali sono stati perseguitati, torturati e incarcerati violentemente. Ribadiamo la nostra posizione anticapitalista espressa negli ultimi 20 anni: La lotta di classe è sinonimo di indipendenza del movimento operaio e baluardo di pace.

Crediamo che le organizzazioni operaie e socialiste e le forze progressiste in Occidente stiano contrastando giustamente i loro governi capitalisti, in particolare l’imperialismo USA. Una guerra di classe vittoriosa contro il capitalismo negli Stati Uniti e in qualsiasi altra parte dell’Occidente può aiutare la classe operaia in tutto il mondo, in particolare nel Sud del mondo.

Peraltro questo è un lungo processo e richiederà enormi energie e capacità di organizzazione, mobilitazione e sacrifici da parte delle forze progressiste in Occidente; così e nel frattempo, aspettarsi che la classe operaia iraniana, le persone oppresse, le donne, i socialisti e altre forze progressiste, debbano sopportare queste sofferenze e smettere di organizzare e combattere per i loro diritti contro il brutale regime capitalista iraniano, per ostacolare le minacce statunitensi, non è accettabile e, francamente, è un approccio razzista e pro-capitalista, che equivale a schierarsi per un regime brutale.

Dobbiamo dire no categoricamente e in modo proattivo all’aggressione degli Stati Uniti rimanendo fermamente solidali con la classe operaia e con la popolazione povera e oppressa dell’Iran e non con il tirannico regime iraniano. Dobbiamo aiutare i movimenti anticapitalisti, anti-povertà e di giustizia sociale ed economica a rafforzarsi in Iran e in tutta la regione.

No alla Guerra! Si alla Lotta di Classe!

Lunga vita alla solidarietà internazionale della classe operaia!

4 gennaio 2020

Alleanza internazionale a sostegno dei lavoratori in Iran (IASWI)

[email protected]

www.workers-iran.org

http://etehadbinalmelali.com/ak