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Non lasciamo sole le donne afgane!

2' di lettura

Riceviamo dalle compagne di CUB Donne e volentieri pubblichiamo


Le immagini che arrivano in queste ore dall’Afghanistan sono impressionanti. Dopo il ritiro delle truppe americane, i Talebani, che già da mesi si stavano man mano riappropriando del territorio, hanno riconquistato Kabul e stanno, molto rapidamente, riprendendosi il paese intero.

Dopo 20 anni di occupazione militare da parte delle forze della NATO, che è costata migliaia di vittime, civili e militari, e circa duemila miliardi di dollari – occupazione che si è tradotta in una disastrosa disfatta per gli USA, grazie alla resistenza da parte della popolazione civile – in pochi giorni l’Afghanistan è ripiombato nel terrore, segno evidente che l’intervento militare non ha portato nessuna vera trasformazione sociale. Certamente, nei centri urbani, le donne hanno potuto godere, anche se marginalmente, di alcuni diritti, tra cui la possibilità di studiare e di lavorare, ma tutto questo in cambio del riconoscimento dell’occupazione militare stessa e dei conseguenti vantaggi economici per gli USA e la NATO. Inoltre, soprattutto nei villaggi e nelle campagne, l’Afghanistan è rimasto, comunque, uno dei “paesi peggiori in cui nascere donna”, il paese dei matrimoni forzati, spesso in età molto precoce, in cui la morte di parto è una probabilità tutt’altro che trascurabile, in quanto non c’è un’adeguata assistenza sanitaria.

Il ritorno dei talebani sarà una catastrofe, soprattutto per le donne che, ancora una volta, saranno bottino di guerra. Secondo alcune testimonianze i talebani, entrando nei villaggi, chiedono l’elenco delle donne non sposate, tra i 12 e i 45 anni, da dare in spose ai soldati. Per sfuggire agli stupri e alle violenze, le donne hanno ricominciato a nascondersi e ad indossare il burqa, stanno cancellando ogni forma di profilo pubblico; le associazioni umanitarie, che da anni lavorano sul territorio, stanno distruggendo ogni documento che consenta di rintracciare i loro collaboratori locali, che altrimenti non avrebbero scampo.

(foto: Instagram)

Nella prima apparizione pubblica il portavoce dei Talebani, alla ricerca del riconoscimento della comunità internazionale, ha assicurato “che le donne verranno rispettate ma dovranno sottostare alla legge della Sharia”, il che equivale a dire che avranno salva la vita se smetteranno di esistere. Nelle aree ormai riconquistate le donne sono già state obbligate ad indossare il burqa e non possono uscire di casa senza un accompagnatore maschio; alcune lavoratrici sono già state sostituite da uomini; all’aeroporto di Kabul le madri lanciano i bambini oltre il filo spinato, nella speranza di affidarli ai militari in partenza, che li portino via dal paese.

Non possiamo restare indifferenti di fronte a tutto questo e, soprattutto, non possiamo permettere che cada di nuovo il silenzio sulle violenze, abbandonando, ancora una volta, le donne afghane nelle mani dei talebani.

La CUB Donne chiede che venga riconosciuto lo stato di emergenza umanitaria e che vengano immediatamente attivati corridoi umanitari internazionali per mettere in salvo la popolazione afghana, in modo particolare donne e bambine, alle quali il regime integralista nega i diritti fondamentali alla cura, all’istruzione, alla tutela da ogni forma di violenza.

Nei prossimi giorni sosterremo e promuoveremo ogni iniziativa di solidarietà, affinché si mantenga viva l’attenzione sul dramma che sta vivendo la popolazione afghana.

CUB Donne