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Noi stiamo con Simone! Lo sfogo dell’ex operaio Pirelli di Figline Valdarno e la sua proposta: “rilanciare un percorso di lotta per dare vita a un pezzo di storia”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo scritto di Simone Fierucci, Ex operaio alla Pirelli di Figline Valdarno (poi venduta a Bekaert che ha chiuso lo stabilimento).


Bekaert e altro…

Dopo aver letto l’ultimo articolo sul portale di Valdarnopost riguardo al “degrado” dell’area exPirelli – Bekaert, come si suol dire, “rompo il silenzio”.
E’ ormai più di due anni che gli striscioni cadono a terra in una sorta di resa al nemico, come quando nel Medioevo, i perdenti di una battaglia gettavano ai piedi dei vincitori i propri stendardi senza condizioni. Le erbacce crescono e gli animali selvatici del territorio ci vagano incuriositi.
Le guardie giurate che si alternano alla portineria, che osservo quando ci passo davanti in auto, mi fanno quasi tenerezza…Divagazioni poetiche che mi concedo senza essere poeta.
Leggo in giro scritti di miei compagni, ex-dipendenti, che ogni tanto si ricordano di essere stati protagonisti di quella fabbrica, di quella storia, di questa sconfitta. Sì, sconfitta, perché se a livello sociale è stato parato il colpo (in parte) ricollocando in altre realtà produttive molti dei lavoratori licenziati, a livello politico il territorio, per ora, ha perso, subendo la scelta di una multinazionale che non ha fatto altro che scegliere l’opzione più conveniente per i suoi interessi. Il capitalismo è questo: non è riformabile, non ne esiste una versione “soft”. Solo il cambiamento di rapporti di forza e la coesione del territorio può, in certi casi, evitare chiusure o ristrutturazioni.
Abbiamo fatto errori durante la lotta? Credo di sì, ne sono convinto, ma abbiamo anche costretto un governo a ripristinare un ammortizzatore sociale tolto dal precedente “governo di sinistra” e messo in guardia tante realtà tutt’ora in pericolo. Abbiamo tentato la strada della cooperativa per decidere il nostro destino e quello di un territorio, una nuova esperienza per aprire una strada, un dibattito su come produrre senza “il padrone delle ferriere”. Affossata. Derisa, anche, non solo dai “rappresentati degli imprenditori”, ma anche da certi sindacati che addirittura hanno raccolto firme per boicottare la nostra proposta con la sponda di quasi tutti i partiti. Complimenti. Ma io non mi sono meravigliato e non intendo con queste righe continuare a fare la lista della sfiga, non è nelle mie convinzioni di militante anticapitalista. Ancora non depongo lo stendardo ai vostri piedi, mandate qualcuno a prenderlo casomai.
Così come a qualche chilometro di distanza da qui, a Campi Bisenzio, non lo deporranno i lavoratori della GKN e i compagni/e di supporto (lavoratori anche loro, disoccupati e studenti) che in questi mesi stanno dando il loro contributo per evitare il licenziamento dei lavoratori e la chiusura dello stabilimento. Stasera ci sarà un grande concerto di solidarietà, una delle iniziative che si stanno susseguendo davanti ai cancelli. La GKN chiama e il territorio risponde: perché la fabbrica vive con il territorio e viceversa, solo se si capisce chi è il nemico. E lo si affronta senza “dettare linee” per salvare il salvabile o pensando di essere qualcos’altro. Una coesione che in questa vicenda drammatica deve servire da esempio… Fateci un salto alla GKN, state con loro al presidio, soprattutto ascoltate, pensate, date il vostro apporto anche solo guardando negli occhi Dario, Matteo e tutti gli altri, ma senza avere sentimenti di rassegnazione o di compassione, questi lasciamoli ai preti e ai bonzi della politica: qui si fa la storia, fatta di lotta e di proposta e di solidarietà attiva punto e basta. Poi si vedrà come finisce.
Ma devo scrivere ancora della “Fabbrica che non volle chiudere” ma che poi, di fatto, ha serrato i battenti nonostante tre anni di chiacchiere, farse politiche e anche di gioco sporco da parte di alcuni esponenti di organizzazioni che si definiscono sindacali. Mi hanno consegnato due vecchi raccoglitori dove sono archiviati i volantini, i comunicati (anche scritti a penna) del fu Consiglio di Fabbrica della ex Pirelli (prima delle famigerate RSU); non scrivo su come li ho avuti, rischiavano di finire in discarica, erano rimasti in fabbrica. Rileggendo un po’ mi sono ricordato di quando la Pirelli era il riferimento di tutte le realtà produttive del Valdarno assieme alla Ferriera di S.Giovanni V° sia per le vertenze, sia per le lotte. Mi ricordo che quando si muoveva la Pirelli si muovevano tutti, ancora ho in mente un blocco stradale al casello di Valdarno contro dei licenziamenti poi ritirati, in una fabbrica manifatturiera della zona… Ma bando all’amarcord!
Perché ho citato questo ritrovamento storico? Perché cari ex operai ex Pirelli -Bekaert, non posso accettare che quello stabilimento, anche precario dal punto di vista ambientale, cada a pezzi o sia maturo per una eventuale speculazione di qualsiasi tipo, non posso gettare lo stendardo: ho subito il licenziamento, sto subendo “l’emarginazione “ occupazionale dovuta ai miei precedenti penali (io le chiamo medaglie alla lotta su tutti i fronti), ma non intendo subire una sconfitta nel territorio che riguarda non solo noi ex Pirelli ma tutta la popolazione.
Quindi la butto qui: la proposta è di ritrovarci tutti, o perlomeno chi ancora non ha deposto le armi davanti a quei cancelli, sia per denunciare la situazione, sia per rilanciare un percorso di lotta (lasciando da parte la propria dimensione soggettiva attuale), per ridare vita a quel pezzo di storia…e per usare una battuta di un ex operaio Pirelli: “Poi se ci fanno i Boeri che cazzo ce ne frega, basta che ci facciano qualcosa “.

Simone Fierucci ex operaio Pirelli
P. s. sapete dove trovarmi