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Sevel di Atessa: i lavoratori dello Slai Cobas rispondono all’assessore regionale alle attività produttive

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“In un momento di possibilità di
crescita del segmento di mercato dei veicoli leggeri prodotti da
Sevel, al contrario dell’andamento generale del mercato
automotive, riteniamo che i lavoratori non possano scioperare
contro i nuovi turni”. Lo dichiara in una nota l’assessore
Mauro Febbo, il quale rimarca come ”Perché negli stabilimenti
FCA di Molise e Basilicata non ci sono problemi e in Abruzzo si?”

Questa è la dichiarazione penosa dell’assessore Mauro Febbo.
A seguire la risposta dei lavoratori Sevel organizzati con lo Slai Cobas che , insieme a tanti altri compagni da tutta Italia e di diverse categorie, partecipano alla costruzione del Fronte di Lotta No Austerity.


I lavoratori SEVEL iscritti allo Slai Cobas ritengono doveroso replicare alle inesatte dichiarazioni rilasciate dall’ assessore regionale alle attività produttive Mauro Febbo in merito alla nostra indizione di sciopero. Gli operai SEVEL hanno nel corso di 38 anni permesso la crescita e lo sviluppo connesso del territorio accettando nei primi 28 anni di attività retribuzioni inferiori ai colleghi degli stabilimenti italiani raggiungendone la definitiva parità economica soltanto nel gennaio del 2009, mentre i vertici Fiat anche in Abruzzo ricevevano continui e cospicui contributi pubblici. I 6 milioni di furgoni costruiti denotano il fondamentale senso di responsabilità e professionalità dimostrato negli anni dai lavoratori SEVEL. Lo Slai Cobas ha deciso di indire lo sciopero con mobilitazione dei lavoratori sul turno pomeridiano del sabato a seguito della unilaterale decisione aziendale di modificare la turnazione per la maggioranza dei lavoratori, lasciando inalterato il turno “volontaristico” notturno senza rotazione e creando ulteriori divisioni e discriminazioni tra i dipendenti. Il veicolo oggi in produzione ha raggiunto il suo 13mo anno pertanto a seguito della parziale delocalizzazione produttiva degli allestimenti a marchio PSA, annunciata senza smentita dai vertici francesi nel maggio 2019 la nostra organizzazione pretende chiarimenti in merito ai futuri piani industriali e occupazionali nonché adeguata redistribuzione dei profitti finora conseguiti. L’ adesione di oltre il 70% dei lavoratori comandati al turno pomeridiano odierno dimostra l’ indisponibilità operaia a subire i diktat aziendali senza garanzie e aumenti strutturali delle retribuzioni.