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OLTRE ROMA 81

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Riceviamo da Comitato romano Aec/Oepa e con sostegno pubblichiamo

La vicenda della cooperativa Roma 81 – che aveva omesso il pagamento delle malattie del mese di ottobre – è una punta estrema della situazione dell’intero servizio di inclusione scolastica degli alunni disabili affidato da Roma Capitale alle cooperative sociali. La lista delle nefandezze commesse da queste cooperative nei confronti dei lavoratori e degli stessi bambini è lunghissima: per restare alla più stretta attualità, basti ricordare che la maggior parte delle cooperative non fornisce a lavoratrici e lavoratori i dispositivi di protezione, o li fornisce in misura insufficiente, o ne fornisce di inadeguati, per esempio non consegnando le mascherine FPP2, ma le assai più economiche mascherine chirurgiche, che non garantiscono la necessaria protezione. Non a caso, non si contano le operatrici e gli operatori colpiti dal Covid, costretti in quarantena o in isolamento.Come è noto, lo scorso 16 ottobre l’Assemblea Capitolina, grazie all’ipocrita astensione del Movimento 5 Stelle – concordata con il PD – , ha respinto la Delibera Popolare per l’internalizzazione del servizio e degli operatori, sottoscritta da oltre 12.000 cittadini romani e da numerosi Consigli Municipali. Della posizione del PD non vale nemmeno la pena di occuparsi, visto che l’esternalizzazione dei servizi pubblici a Roma è avvenuta proprio grazie a loro, ma il comportamento degli esponenti pentastellati ha rappresentato la negazione di tutte le promesse elettorali, tanto è vero che, per motivarlo, la Consigliera Teresa Maria Zotta è stata costretta ad un’avventurosa arrampicata sugli specchi. Tanto nella dichiarazione del voto di astensione del 16 ottobre, quanto nelle successive dichiarazioni pubbliche, la Consigliera Zotta ha sostenuto che i 5 Stelle sono d’accordo con l’internalizzazione, ma che la Delibera Popolare era tecnicamente sbagliata e che ci avrebbero pensato loro ad affrontare la questione nella “maniera giusta”. A parte il fatto che la Consigliera Zotta non ha fornito spiegazioni credibili sui presunti errori contenuti nella Delibera Popolare, osserviamo che, dopo oltre un mese e mezzo, non c’è traccia di iniziative intraprese dal Movimento 5 Stelle per internalizzare il servizio. Un’altra vuota promessa? Noi pensiamo che la lotta per internalizzare il servizio, sottraendolo alla malagestione delle cooperative sociali, sia tutt’altro che finita, e lo pensiamo per una serie di ottimi motivi. In primo luogo, lasciar cadere nel dimenticatoio la questione, limitandoci ad inseguire vertenze sacrosante ma parziali, sarebbe un regalo che i 5 Stelle non si meritano, anche se siamo sotto Natale. In secondo luogo, all’interno dello stesso gruppo pentastellato si è registrato il dissenso di personalità importanti, come il Presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, la Presidente della Commissione Politiche Sociali, Agnese Catini, e la Consigliera Simona Ficcardi, dissenso che ha incontrato il voto compatto delle opposizioni a favore della nostra Delibera. C’è da considerare, poi, che nei primi mesi del 2021 il Consiglio di Stato pronuncerà la sentenza definitiva sul “bandone”, già bocciato dal T.A.R., e che le possibilità sono solo due: la prima è che il CdS confermi la sentenza del T.A.R., cosa che porrebbe la Giunta nella necessità di istruire un nuovo bando, con costi più elevati, come rivendicato dalle cooperative che hanno presentato il ricorso contro il “bandone”. La seconda possibilità è che, anche dando ragione al Comune di Roma, il CdS indichi comunque la necessità di aumentare i costi, perché è un fatto che quelli determinati nel “bandone” siano del tutto insufficienti. Si tratterebbe, in ogni caso, di conferire altre decine e decine di milioni di euro alle cooperative per mantenere il servizio così com’è, compreso il fatto che le stesse cooperative si fanno pagare servizi (formazione, supervisione, ecc.) che puntualmente non svolgono e che nessuno verifica, tutto ciò con buona pace delle dichiarazioni di volerlo internalizzare. Infine, l’elemento più importante: il sistema delle cooperative sta collassando, il caso di Roma 81lo ha reso ancora più evidente.Dunque, è il momento per rilanciare l’iniziativa politica per l’internalizzazione. Ci stiamo lavorando, presto potremo essere più precisi, ma diciamo sin da ora che il Comitato Romano AEC è nato per perseguire l’obiettivo dell’internalizzazione, unica soluzione per uscire una volta per tutte dal pantano della precarietà, del disservizio e dello sperpero di denaro pubblico. Ancora in marcia, non ci ferma più nessuno.

Comitato Romano AEC/OEPA