Interviste

Fiat, Fca, Stellantis…tempi duri, tempi di lotta!

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Ne parliamo con Roberto Tiberio operaio Stellantis (membro del Gruppo operativo nazionale Flna e attivista Slai Cobas) 

1) Roberto, da quanti anni lavori alla Sevel e in quale reparto lavori?

Lavoro in Sevel dal 2006, 15 anni la maggior parte dei quali passati nell’ officina montaggio.

2) Prima Fiat, poi FCA, ora Stellantis: dopo ogni fusione industriale arrivano tempi duri per i lavoratori… Quali conseguenze dovremo aspettarci dall’ultima fusione tra FCA e PSA?

Diciamo subito che queste operazioni tra multinazionali si verificano maggiormente in periodi di crisi, crisi causate proprio dal sistema capitalistico che genera questi mega gruppi. Sostanzialmente una fusione tra due società ha come obiettivi quello della riduzione dei costi, allargamento dei mercati e aumento dei ricavi. Dal punto di vista del lavoratore, possiamo tradurre così: taglio di posti di lavoro, più profitto per l’azienda. Stellantis comprende ora 15 marchi automobilistici, molti dei quali hanno modelli che si sovrappongono nei mercati; nonostante le rassicurazioni di rito, probabilmente verranno fatte delle scelte, come ad esempio la soppressione di marchi e  modelli meno appetibili e con meno margini di guadagno. E se aggiungiamo che Stellantis è praticamente in mano ai francesi, la preoccupazione per gli stabilimenti italiani aumenta.

3) Lo scorso marzo voi del Coordinamento Slai Cobas di Chieti avete praticamente svuotato uno stabilimento da 6000 lavoratori, proclamando uno sciopero riuscitissimo per difendere gli operai dal contagio di Covid 19. Sappiamo che alla Sevel molti lavoratori si sono contagiati, puoi raccontarci com’è la situazione oggi?

Il 17 marzo scorso lo sciopero indetto dallo Slai Cobas, che ha avuto un’adesione altissima, ha contribuito in modo determinante alla chiusura dello stabilimento, che a nostro giudizio non era preparato a garantire condizioni di sicurezza adeguate. Ad oggi, dopo un anno, ci sentiamo di dire che il protocollo anticovid stilato da azienda e sindacati confederali ha mostrato molte lacune; i contagi si susseguono con regolarità, il tracciamento dei positivi è poco chiaro, e il ritorno a ritmi produttivi pre-covid non ha di certo garantito il necessario distanziamento tra i lavoratori. Come slai Cobas abbiamo sempre denunciato le anomalie riscontrate e continueremo a farlo.

4) Roberto, oltre all’impegno sindacale nel Coordinamento Slai Cobas di Chieti, sei anche membro del Gruppo operativo nazionale del Flna, un progetto di unione delle lotte contro il capitalismo che voi operai della Sevel sostenete da molti anni. Perché pensi che sia importante per i lavoratori e gli attivisti sindacali e delle lotte sociali aderire al Fronte di Lotta No Austerity?

ll FLNA permette di aggregare in un unico movimento tutte le realtà che si oppongono al sistema capitalistico che sta erodendo diritti e libertà fondamentali per l’uomo. Qualsiasi entità, sia essa sindacale, sociale o politica che abbia come scopo la giustizia e l’equità sociale, può e deve confluire nel FLNA. L’unità di lotta è alla base di qualsiasi successo.

5) Ma la solidarietà tra lavoratori non ha confini geografici: il Flna aderisce alla Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta. Unire i lavoratori internazionalmente può rafforzare le loro lotte?

Certo, se capitalismo e globalizzazione si insidiano in tutte le realtà  nel mondo, allora c’è bisogno di una risposta globale e compatta da parte della classe lavoratrice mondiale. La solidarietà è una potente arma da contrapporre alla volontà dei padroni di dividere le forze operaie.