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“Mondo sofferenza”: Piccolo spazio PUBBLICITÀ!

1' di lettura

Riceviamo dai lavoratori Mondo Convenienza e con piacere e sostegno pubblichiamo

“Le giornate lavorative iniziavano alle sei del mattino, non finivano mai prima delle 19, ma spesso terminavamo alle 22” si legge in una delle querele. “Non c’era pausa pranzo, si lavorava dal lunedì al sabato per almeno 13 ore giornaliere. Accadeva però che in alcuni periodi di maggiore richiesta, anche per tre mesi di fila, fossimo obbligati a lavorare anche di domenica, raggiungendo un monte settimanale di 91 ore.

91 ore in una settimana.

Non era possibile chiedere ferie o permessi, assentarsi per malattia o infortunio, altrimenti il licenziamento sarebbe stato immediato”.

Venivano imposte, si legge nell’atto, trasferte negli altri depositi come a Genova o a San Giuliano Milanese “che non erano indennizzate, e comportavano il risveglio anticipato per poter raggiungere la sede entro le sei del mattino” .

Gli spostamenti venivano comunicati la sera prima, alla fine del già estenuante e interminabile turno di lavoro”. “Se non vi va bene, la porta è quella” sarebbe stata la frase che veniva ripetuta dai responsabili. Ma la denuncia riporta anche frasi xenofobe pronunciate contro i lavoratori rumeni, condite dall’invito a tornare “al proprio paese”. A fronte di un tale impegno, le paghe, secondo i lavoratori, non erano assolutamente adeguate: si sarebbe fatta leva sulla necessità di dover lavorare e portare uno stipendio a casa che in molti casi era l’unica fonte di reddito per il proprio nucleo familiare. I facchini hanno resistito fino a quando non si sarebbero manifestati anche problemi di salute, sia fisici che psicologici, come stress e ansia, tanto da dover ricorrere a percorsi di cura.

Finalmente otto denunce sono state presentate da ex facchini che hanno lavorato per conto di Mondo Convenienza.
E da loro e altri è stata creata una pagina dove si racconta quello che gli è toccato vivere.
E le regole che impone lavorare per questa azienda.

L’ hanno chiamata “mondo sofferenza”.