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Riunione pubblica del Coordinamento nazionale del FLNA. Il report e le mozioni approvate

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500 miliardi alle grandi imprese, poche briciole ai lavoratori

RAFFORZIAMO LE LOTTE, RILANCIAMO GLI SCIOPERI!

Resoconto della riunione del coordinamento nazionale del Fronte di Lotta No Austerity

Domenica 31 maggio si è svolta, in modalità online, la riunione del coordinamento nazionale del Fronte di Lotta No Austerity. Tante le realtà del Flna presenti, in rappresentanza di diverse realtà territoriali, lavorative, di lotta, di movimento: operai di varie realtà del settore chimico-gomma plastica e metalmeccanico; ferrovieri; educatrici, lavoratrici della sanità, della scuola e delle poste; attivisti dei movimenti; disoccupati; artisti. Lavoratori e lavoratrici appartenenti a sigle sindacali e politiche differenti, ma uniti nella convinzione della necessità di dover costruire un fronte ampio di resistenza e di lotta per respingere gli attacchi del governo e dei capitalisti. Hanno partecipato ai lavori anche alcuni ospiti, che ringraziamo per i contributi.

Tutta la riunione è stata accompagnata dalle straordinarie immagini di lotta di classe che ci arrivano dagli Stati Uniti, dove è in corso una protesta di massa sia contro il razzismo sia contro un sistema economico e politico che sta affamando milioni di proletari (sono decine di milioni i licenziati negli Usa da quando è iniziata la pandemia). Queste lotte sono state citate ad esempio in diversi interventi: dimostrano che la devastazione sociale ed economica che stiamo vivendo potrà presto tradursi in una nuova stagione di mobilitazioni di massa e rivoluzionarie.

I lavori del coordinamento nazionale hanno avuto inizio con due relazioni, una di Daniele Cofani, lavoratore Alitalia, e una di Giordano Spoltore, operaio Sevel (Fca/Psa), entrambi membri del Gruppo operativo nazionale del FLNA (le relazioni saranno a breve disponibili in versione video sul nostro sito). Daniele ha riassunto i principali contenuti dei vergognosi decreti del governo Conte. Con la collaborazione delle grandi burocrazie sindacali firmatarie dei “protocolli sicurezza”, il governo non ha chiuso (come sarebbe stato necessario per arginare l’epidemia) tutte le attività produttive non essenziali. Ha inoltre stanziato centinaia di miliardi per le grandi imprese, lasciando solo poche briciole ai lavoratori e ai proletari. Tutto questo ha determinato una situazione di forte sofferenza destinata ad aggravarsi: tra chi sta subendo di più ci sono i lavoratori immigrati, vittime di una sanatoria farsa utile solo per difendere i profitti di caporali e padroncini. Tutto questo richiama la necessità di costruire, al più presto, un grande sciopero generale. Giordano si è invece soffermato, nella sua relazione, sul caso emblematico di Fca. Un’azienda che, oltre a chiedere la garanzia statale sui prestiti, sta facendo ampio ricorso alla cassa integrazione: alcuni stabilimenti e diversi reparti sono di fatto ancora inattivi. La questione della sicurezza è un tema caldo, dato che è un dato di fatto che nei siti dove la produzione è attiva non è possibile applicare nessuna misura di “distanziamento sociale”. Il settore auto ha conosciuto un calo delle vendite significativo, questo spiega anche la fretta di far ripartire la macchina del mercato e le vendite.

Il dibattito è stato molto ricco e articolato, con anche un confronto tra letture in parte differenti del contesto epidemico, sociale ed economico, nonché con valutazioni diverse delle tattiche più utili in questo momento. Condivisa è stata invece la necessità di unificare e quindi rafforzare quanto più possibile le tante vertenze in corso, superandone il carattere frammentario. È stata condivisa da tutti anche la necessità di rilanciare, come principale forma di mobilitazione e di lotta, lo sciopero: le lavoratrici della sanità ci hanno annunciato la loro volontà di organizzare uno sciopero a giugno, notizia che è stata acclamata da tutti i presenti. I lavoratori della sanità sono uno dei settori più colpiti: stanno pagando un costo altissimo e hanno pieno diritto di scioperare per far sentire la loro voce. Ampio spazio è stato dato nel dibattito alla condizione delle donne, che sono state le principali vittime durante il lock-down (perdita del lavoro, violenza domestica, ecc) e ora sono le principali vittime della crisi economica in corso: tra loro particolarmente pesante la condizione delle donne immigrate (colf, badanti) molte delle quali non potranno nemmeno richiedere la regolarizzazione non potendo dimostrare la “presenza continuativa sul territorio nazionale”. Sono tante altre le situazioni di disagio e le lotte che sono state ricordate: le donne in smart-working o lavoro a distanza, gli operai di alcune fabbriche della plastica che non hanno chiuso nemmeno un giorno (con la scusa di produrre “prodotti essenziali”), la condizione dei ferrovieri (settore dove prevale la volontà di tornare al lavoro), l’assenza di aiuti reali ai disoccupati, le educatrici, i marittimi, la lavoratrici di Roma multi servizi e delle cooperative in generale. Una compagna di origini brasiliane ha anche parlato della strage che sta avvenendo in Brasile, con il presidente Bolsonaro che si rifiuta di proclamare la quarantena affermando, come fa l’estrema destra qui in Italia, che “il virus non esiste”. Si è parlato anche della scuola, sia del fallimento della didattica a distanza (che ha penalizzato milioni di studenti poveri) sia dell’impossibilità, coi fondi stanziati, di riaprire le scuole in sicurezza (vergognosi anche in questo ambito i “protocolli sicurezza” firmati dalle burocrazie sindacali).

La riunione si è chiusa con l’impegno a continuare il confronto, anche per contribuire a definire una piattaforma rivendicativa unificante: molti spunti sono emersi nel dibattito, ad esempio la necessità della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, di un reddito universale garantito, di un sistema sanitario interamente pubblico. Facciamo appello alle organizzazioni sindacali a organizzare, in ogni azienda e settore lavorativo, azioni di sciopero (anche prolungato). Oggi più che mai è necessario porsi l’obiettivo di costruire un grande sciopero generale, abbandonando la logica degli scioperi “generali” rituali e solo dimostrativi: ciò che occorre è un’azione di sciopero unitaria, incisiva e massiccia, che possa anche tramutarsi in un’azione di lotta prolungata. Quello che sta avvenendo in altri Paesi (Usa in testa) ci dimostra che questo è possibile. A marzo, mentre i leader di Cgil, Cisl e Uil vantavano il “protocollo sicurezza” firmato con governo e Confindustria il Fronte di Lotta No Austerity ha fatto appello agli operai a scioperare per difendere la loro vita e la loro salute. Nei giorni successivi decine di fabbriche in tutto il Paese si sono fermate per un’ondata di scioperi soprattutto nel settore metalmeccanico. Grazie a quegli scioperi, molte fabbriche sono state costrette a chiudere. Il nostro auspicio è che da quell’esperienza si possa presto trarre esempio per organizzare nuove azioni di sciopero prolungato, fino a costruire uno sciopero generale unitario e di massa. I lavori si sono chiusi con l’approvazione di quattro ordini del giorno, che qui riportiamo.

Fronte di Lotta No Austerity

Gli ordini del giorno approvati:

Solidarietà alla rivolta dei neri d’America

L’efferato omicidio di George Floyd, soffocato brutalmente da un poliziotto mentre era inerme a terra, rivela, per l’ennesima volta, il carattere profondamente razzista di importanti settori dell’apparato repressivo americano. Le immagini dell’omicidio di Minneapolis hanno indignato le popolazioni di tutto il mondo. A partire dal 2013, a seguito di una serie ripetuta di violazioni dei diritti delle minoranze nere da parte della polizia americana, un movimento antirazzista americano, il cui hastag è #blacklivesmatter, denuncia giornalmente il clima di intolleranza razziale fomentato da settori di destra fanatica e religiosa in America. La crisi economica mondiale, catalizzata dalla pandemia di coronavirus, ha aggredito più pesantemente gli strati sociali più poveri di tutte le popolazioni mondiali. In America gli strati sociali più colpiti sono le minoranze nera ed ispanica. I neri che vivono nei ghetti americani stanno pagando un prezzo altissimo, in termini di vittime, per l’assenza di condizioni igieniche nei tuguri in cui sono costretti a vivere. Ad esempio, a Chicago, la maggior parte delle vittime di coronavirus è nera (70%) nonostante i neri siano una minoranza della popolazione (30%). La crisi economica ha inoltre aggravato le loro già misere condizioni salariali.

L’efferato omicidio di George Floyd ha fatto quindi da detonatore di una situazione insostenibile. Migliaia di neri sono scesi nelle strade di Minneapolis, saccheggiando i negozi nonostante i lacrimogeni e, infine, incendiando la sede di polizia. La rivolta si è estesa a molti distretti americani, da New York a Oakland, da Chicago a San Francisco, coinvolgendo nella protesta violenta anche molti bianchi. La natura di classe del conflitto innescato dall’omicidio di George è chiarissima: a San Paul, ad esempio, la rivolta dei neri ha condotto al saccheggio di oltre 170 imprese private. La lotta di classe riprende a infiammare l’America!

Il capitalismo utilizza la copertura ideologica del razzismo per dividere la classe lavoratrice e continuare a estrarre superprofitti dallo sfruttamento dei lavoratori, bianchi, neri o gialli che siano. Come diceva Malcom X: “non ci può essere antirazzismo senza anticapitalismo”. Per questa ragione è fondamentale che le organizzazioni sindacali, politiche e di movimento lavorino ad unire i lavoratori, indipendentemente dal colore della loro pelle, nello scontro secolare con il vero nemico di sempre: il capitalismo.

Il Flna si unisce idealmente alla lotta dei neri d’America e invita tutte le realtà sindacali, politiche e di movimento a solidarizzare e a sostenere questa vigorosa ripresa della lotta di classe nel più grande Paese imperalista.

Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori brasiliani

Il Fronte di Lotta No Austerity sostiene la campagna della CSP-Conlutas “Per salvare le vite e il Brasile 30 giorni di quarantena subito e via Bolsonaro e Mourao”. Mentre in Brasile la diffusione del Covid-19 peggiora diventando, di fatto, uno degli epicentri del virus nel mondo, Il governo federale non si vergogna ad affermare che la sua preoccupazione è per l’economia, le grandi imprese, i banchieri e l’agribusiness; al contempo si rifiuta di applicare reali politiche pubbliche per combattere l’epidemia, ma assicura la circolazione di denaro in modo da non fermare l’economia durante la quarantena.

Bolsonaro, Trump, Johnson, come anche Conte, Sala, Fontana, Zingaretti, Zaia, Salvini ecc sono tra i principali responsabili delle oltre 350mila vittime causate finora nel mondo dal Covid-19: non dimenticheremo mai le loro dichiarazioni con cui continuano a sminuire la portata omicida del virus, paragonandolo ad un semplice influenza, come non dimenticheremo i milioni di lavoratori che sono stati costretti a lavorare in condizioni disumane a partire dai lavoratori della sanità e dei servizi essenziali.

Esprimiamo la nostra solidarietà anche ai popoli indigeni, contadini e Quilombola.

In Brasile la politica criminale di Bolsonaro, sta generando la possibilità di un genocidio dei popoli indigeni, dei poveri delle favelas, dei contadini e dei Quilombola (comunità discendenti dagli schiavi). Sono devastanti le immagini che arrivano dall’Amazzonia che ci testimoniano le migliaia di vittime da Covid-19 con distese di fosse comuni, stiamo parlando degli strati più poveri ed emarginati della popolazione brasiliana.

Tutto ciò è inammissibile e mette in evidenza come i vari governi, in tutto il mondo, rispondano direttamente alle richieste della borghesia e dei grandi capitalisti, considerando carne da macello i lavoratori, i poveri, le donne e i neri. A tutto ciò bisogna dire basta anche attraverso il sostegno e la solidarietà internazionale, con l’intento di unire le rivendicazioni e le lotte per rispondere insieme agli attacchi dei padroni. Via Bolsonaro, via Conte: uniamole lotte contro il capitalismo!

Libertà immediata per Sebastian Romero!

Il giorno 30 maggio 2020, Sebastián Romero, operaio e delegato alla General Motors e riconosciuto combattente sempre al fianco dei lavoratori e delle masse popolari, è stato arrestato in Uruguay per essere estradato in Argentina, dove verrà ingiustamente incarcerato.

La «colpa» di Sebastián è quella di essersi unito ed aver partecipato alla lotta di migliaia di lavoratori, pensionati, studenti, sindacati, organizzazioni politiche, sociali e dei diritti umani che hanno protestato un’intera notte davanti al parlamento per manifestare la loro rabbia contro le misure drastiche dell’allora governo Macrì.

La risposta a quella protesta fu una violentissima repressione: proiettili di piombo e di gomma, lacrimogeni, manganellate e oltre 50 arresti; un compagno rischiò di morire dissanguato e uno perse un occhio. Per ore i manifestanti hanno resistito come potevano a quella feroce repressione poliziesca.

Il governo, con la complicità dei media borghesi, usò e diffuse le immagini di una resistenza eroica del proletariato in lotta per costruire un alibi alle dispotiche misure repressive che mise in atto, accanendosi contro Sebastián e altri compagni come Daniel Ruiz, ingiustamente detenuto per 13 mesi nel carcere di massima sicurezza di Marcos Paz.

Sebastián da oltre due anni non vede la sua famiglia, i suoi amici, i suoi colleghi operai della General Motors e tutti i suoi compagni di lotta e militanza politica.

Sebastián Romero è un prigioniero politico! La sua lotta è la nostra lotta ed è la lotta di tutti i proletari del mondo!

Il Fronte di Lotta No Austerity esprime solidarietà incondizionata a Sebastián e chiede la sua immediata scarcerazione e la cessazione di ogni persecuzione politica nei suoi confronti.

Giù le mani dagli operai in lotta! Libertà immediata per Sebastián Romero! Solidarietà di classe internazionale!

Solidarietà al movimento di lotta per la casa di Firenze

Il coordinamento FLNA esprime la più totale solidarietà ai suoi aderenti del Movimento di Lotta per la casa di Firenze, per la vergognosa volontà repressiva attuata dalle forze dispotiche del sistema barbaro in cui viviamo, che nella giornata di oggi hanno sgomberato con la forza uno stabile di proprietà della curia, decentrato sulle colline fiorentine, che alcune famiglie avevano occupato per sfuggire all’abbandono in cui erano state lasciate dalle strutture sociali del comune di Firenze. Ancora una volta il capitalismo è barbarie! Ancora una volta saremo a fianco con ogni mezzo possibile a chi lotta per riaffermare il proprio diritto a una vita dignitosa!