Articoli

L’AUTUNNO CALDO CHE VOGLIAMO

3' di lettura

Dopo l’assemblea on-line del 10 luglio


La ministra degli interni Lamorgese ha recentemente dichiarato di temere un “autunno caldo”. A differenza della ministra, noi non crediamo che un “autunno caldo” sia qualcosa da scongiurare. Al contrario, pensiamo che sia qualcosa di auspicabile. La situazione sociale del nostro Paese, non diversamente da quella di tutti gli altri Paesi del mondo, è devastante: l’Istat annuncia 1,5 milioni di ulteriori licenziamenti da qui alla fine dell’anno. In Italia, tra gennaio e aprile, i nuovi contratti di assunzione si sono ridotti di 600 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2019 e circa 500 mila persone (in gran parte donne) hanno smesso di cercare lavoro. Solo tra marzo ed aprile (durante il parziale lock-down) hanno perso il lavoro circa 400mila persone (alla faccia del blocco dei licenziamenti!): si tratta in gran parte di contratti a termine non rinnovati, ma anche di contratti permanenti (di quest’ultimi 76 mila in meno solo ad aprile) e di lavoratori autonomi che hanno interrotto definitivamente l’attività. A tutto questo si aggiunge un utilizzo senza precedenti della cassa integrazione, che ha ridotto notevolmente le entrate mensili di chi non ha perso il lavoro. Tutto questo, mentre la pandemia è ancora in pieno corso e, con l’apertura delle frontiere, rischia di conoscere a breve, anche in Italia, nuovi devastanti picchi.

Il dibattito pubblico del 10 luglio

Per capire come rispondere a questa devastazione, il 10 luglio il Fronte di Lotta No Austerity ha promosso un dibattito on-line dal titolo: Dal basso senza soste, spazio alle lotte!”. Scopo del dibattito era fare il punto sulle tante vertenze in corso nel nostro Paese – lavoro, sanità, scuole, diritto alla casa – per capire se sia possibile costruire un’unità d’azione in grado di portare presto a un vero sciopero generale. Hanno introdotto l’assemblea i seguenti compagni, in rappresentanza delle relative realtà lavorative, sindacali o di lotta: Diego Bossi (Operaio Pirelli di Milano), Giordano Spoltore (operaio dello stabilimento Sevel-Fca di Atessa e coordinatore dello Slai Cobas di Chieti), Domi Sonnante (della Cub sanità di Roma), Lino Gatti (Rsu Fiom della Pasotti, in provincia di Brescia), Angelo Cardone (del Collettivo Guevara di Bari e attivista dei movimenti ambientali in Puglia) e Marzia Mecocci (del Movimento di Lotta per la Casa di Firenze).

Veramente tante – superiori alle nostre aspettative – le presenze: decine e decine di lavoratori e lavoratrici, attivisti e attiviste sindacali, rappresentanti delle lotte di tutta Italia si sono connessi a questa assemblea, portando importanti testimonianze dai territori. Tra i tanti ricordiamo, oltre ai già citati relatori: lavoratrici e lavoratori della sanità di Pisa e Salerno, lavoratrici di Alitalia, alcune compagne testimoni dirette della strage in provincia di Bergamo (commovente l’intervento di Emanuela, dello Sportello Lavoro della Kascina, che ha raccontato il dramma delle Rsa), lavoratrici della scuola di Modena, Parma e Cremona, operai della Pirelli, ferrovieri della Toscana, comitati di resistenza di Torino, compagne e compagni dei movimenti fiorentini, le Donne in Lotta, operai e lavoratori di Alessandria, attivisti di Bari, operaie in lotta delle fabbriche della bergamasca (Santini ortofrutta), immigrati e immigrate, attivisti del coordinamento lavoratori autoconvocati, disoccupati in lotta… e tanti altri.

Costruire un vero sciopero generale?

La gran parte degli interventi hanno condiviso la necessità di arrivare presto alla costruzione di un vero, grande e incisivo sciopero generale. Mentre le grandi burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil non hanno nessuna intenzione di alzare il livello dello scontro di classe nel nostro Paese – limitandosi a qualche vuoto proclama mentre offrono una preziosa stampella alle manovre di Confindustria, di Fca e del governo Conte – sul versante del sindacalismo di base è mancata, negli ultimi anni, la volontà di costruire l’unità di azione necessaria per giungere a un reale sciopero generale di massa.

Oggi più che mai è necessario che le iniziative di lotta e di sciopero dell’autunno non siano ordinarie o meramente simboliche, ma riescano, al contrario, a mettere in campo l’unità d’azione necessaria per iniziare a cambiare i rapporti di forza: anche in Italia, le lavoratrici e i lavoratori, così come milioni di poveri, sono stanchi di subire gli attacchi e i ricatti dei capitalisti e dei loro governi!

Il Fronte di Lotta No Austerity si attiverà affinché la grande e importante lezione che hanno dato gli operai a marzo – che hanno bloccato le fabbriche contro i truffaldini “Protocolli in-sicurezza” firmati da Confindustria, burocrazie sindacali e governo – possa ripetersi in autunno: stavolta, però, coinvolgendo tutta la classe lavoratrice, i movimenti a difesa dell’ambiente, del territorio e del diritto alla casa, le masse povere.