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CORONAVIRUS: RILANCIAMO GLI SCIOPERI E LA LOTTA! Le decisioni della riunione del coordinamento nazionale del Fronte di Lotta No Austerity

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Sabato 11 aprile si è svolta, in modalità collegamento a distanza, la riunione del coordinamento nazionale del Fronte di Lotta No Austerity. Hanno partecipato circa cinquanta compagne e compagni, in rappresentanza di varie realtà lavorative e di lotta del nostro Paese (tra loro alcuni invitati con cui collaboriamo nei sindacati e nei territori). Variegate le collocazioni sindacali dei gruppi di operai e lavoratori presenti: dallo Slai Cobas alla Cub, dalla Fiom alla Confederazione Cobas.

Tante realtà presenti

Tra le realtà rappresentate nel dibattito vogliamo ricordare, in particolare, quelle che nelle ultime settimane sono state impegnate in iniziative di sciopero o comunque di resistenza contro il cinismo delle aziende e del governo: gli operai e le operaie della Sevel/Fca di Atessa (che con il loro sciopero hanno bloccato uno stabilimento con 6000 operai raggiungendo adesioni pari all’80% del personale); i ferrovieri e i lavoratori di Alitalia della Cub Trasporti (che stanno subendo pesanti attacchi al diritto di sciopero); gli operai della Ferrari di Maranello (che sono riusciti a ottenere la chiusura dello stabilimento con retribuzione al 100%); gli operai della Pasotti di Brescia (che da subito hanno organizzato azioni di sciopero per imporre la chiusura dell’azienda); gli operai della Pirelli di Bollate e Bicocca (che ora sono in cassa integrazione); gli operai della Delpharm (fabbrica del settore farmaceutico); tante lavoratrici e lavoratori della sanità, tra cui medici, infermieri, operatrici delle ambulanze (di Cremona, Salerno, Firenze, Torino, Milano); le lavoratrici delle residenze sanitarie per anziani (Rsa) di Roma; le educatrici delle cooperative e della rete nazionale operatori sociali; i lavoratori del settore telecomunicazioni (tlc) di Cosenza e Bari; gli studenti dei collettivi e del Friday For Future di Modena, Milano e Firenze; le insegnanti e i ricercatori universitari impegnati nella didattica a distanza; gli attivisti del Movimento di Lotta per la Casa di Firenze; sostenitori dei pastori sardi; alcuni lavoratori e lavoratrici delle province lombarde più colpite (Cremona, Brescia, Bergamo, Milano); le Donne in Lotta di varie città (Brescia, Cremona, Bologna, Bari, Roma, ecc); compagni disoccupati senza alcun reddito.

Tanto per i ricchi, nulla per i poveri

Dai vari interventi sono emerse le stesse valutazioni: il governo Conte, così come gli altri governi europei e del mondo, sta difendendo gli interessi dei grandi gruppi capitalistici, mette a rischio la salute di milioni di lavoratori e lascia nella miseria le masse popolari. Molte fabbriche che producono merci non essenziali sono rimaste aperte (o apriranno a breve) al solo fine di difendere gli interessi miliardari dei loro azionisti (basta pensare ad esempio alle molteplici deroghe concesse dalle prefetture o all’accordo siglato in Fca che consentirà a breve l’apertura di alcuni stabilimenti). Non solo: anche nei settori considerati essenziali (e che spesso producono non per i bisogni essenziali della popolazione ma per il mercato internazionale, cioè per i profitti dei padroni), non esiste alcuna reale sicurezza nel luogo di lavoro (senza contare lo stress psicologico). Emblematici i casi delle aziende dei territori più colpiti dall’epidemia: nel bresciano, nel bergamasco e nel cremonese gli operai sono stati chiamati a lavoro in condizioni di grave pericolo di contagio, trattati, come hanno giustamente denunciato gli operai bresciani, come carne da macello. Sono molto pesanti anche le condizioni di chi sta lavorando in smart-working, così come quelle dei lavoratori dei call-center (molto emozionante la testimonianza dei lavoratori di un call center di Cosenza).

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità hanno ricordato i tagli miliardari al sistema sanitario nazionale, tagli che spiegano perché oggi non si riesca a far fronte all’emergenza. Non solo: chi lavora negli ospedali e nelle strutture sanitarie (incluse le Rsa) rischia la vita (sono più di cento i medici deceduti e più di 60 gli infermieri), oltre ad essere sottoposto a ritmi di lavoro estenuanti.

Se il governo ha già promesso 400 miliardi alle aziende, nessuna briciola è stata concessa a chi ha perso il posto di lavoro (dalle colf alle badanti, dalle educatrici ai tanti lavoratori in nero): per questo in vari interventi è stata rimarcata l’importanza di rivendicare un “reddito di quarantena” per disoccupati e licenziati. Durante il dibattito è stato anche ricordato il fatto che alcuni settori si trovano nell’impossibilità di scioperare, a causa del divieto di sciopero, come ad esempio nei trasporti (uno dei settori più colpiti dalla crisi connessa al coronavirus). Infine, a più riprese è stato ribadito che, oltre all’emergenza in corso, è prevedibile che l’epidemia accelererà ulteriormente la crisi capitalistica: dovremo prepararci ad affrontare nuovi attacchi alla classe lavoratrice.

Da segnalare che nel corso del dibattito (e nelle relazioni iniziali) è stata data grande attenzione al tema dei soggetti doppiamente oppressi – donne, immigrati, lgbt – che in questo momento stanno subendo più di tutti le conseguenze drammatiche del Covid19: basta solo ricordare la violenza che subiscono nelle loro case, o il dramma dei tanti immigrati che non hanno nemmeno accesso alla sanità pubblica. Importante anche la presenza e l’intervento degli studenti che, insieme con gli insegnanti, hanno ricordato che la didattica a distanza sta escludendo tantissimi giovani (tra cui molti disabili), privati del diritto all’istruzione: 1 studente su 5 non ha un dispositivo su cui lavorare né un collegamento wi-fi (le risorse stanziate dal ministero dell’istruzione sono insufficienti). Emozionante infine anche l’intervento di una compagna brasiliana delle Mulheres em Luta (Donne in Lotta) che ora vive in Italia, che ha parlato dei grandi scioperi nelle multinazionali brasiliane, scioperi che sono stati organizzati prendendo ad esempio proprio gli scioperi degli operai italiani. Rispetto a questo, infine, è stato evidenziato come in molti Paesi i governi abbiano risposto nella stessa maniera ai desiderata dei padroni, vietando lo sciopero in diversi settori ed elargendo soldi pubblici (ammortizzatori sociali) esentandoli dal pagamento dei salari.

Come proseguire la lotta

Gli scioperi operai sono stati ricordati anche nelle relazioni iniziali e in tanti interventi: è grazie all’ondata di scioperi spontanei (soprattutto nel settore metalmeccanico) che molte fabbriche sono state costrette a chiudere. Le direzioni dei principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil) hanno infatti firmato un vergognoso accordo (Protocollo di intesa) che ha dato il via libera alla possibilità di tenere aperte la maggioranza delle fabbriche, senza nessun reale controllo operaio sulla sicurezza. Questi scioperi hanno dimostrato che la classe lavoratrice, anche in questa situazione difficile (è impossibile ora organizzare picchetti, manifestazioni, assemblee), ha a disposizione comunque uno strumento importante di lotta: l’astensione dal lavoro. Nessuno deve essere obbligato ad andare a lavorare se il lavoro mette a rischio la salute e la vita!

È per questo che la riunione del coordinamento ha deciso di proporre, in caso di apertura delle fabbriche, il rilancio di un’azione ampia e coordinata di sciopero in tutto il settore privato.

Più nel dettaglio, queste sono le decisioni discusse e approvate nella riunione dell’11 aprile:

  • Organizzare scioperi prolungati in tutte le fabbriche che riapriranno senza essere necessarie ai bisogni essenziali della collettività.
  • Organizzare scioperi anche nelle fabbriche essenziali che non garantiscano reale sicurezza nei luoghi di lavoro.
  • Organizzare comitati operai di vigilanza per stabilire se nei luoghi di lavoro esiste reale sicurezza dai rischi di contagio; tra i compiti di questi comitati ci sarà quello stabilire se la produzione è realmente necessaria in relazione ai bisogni delle masse popolari.
  • Gli scioperi dovranno rivendicare: stop immediato delle attività produttive non essenziali con retribuzione al 100%; reale sicurezza nei luoghi di lavoro stabilita in accordo con i comitati operai di vigilanza.
  • E’ importante anche che gli scioperi del settore privato assumano nelle loro piattaforme le rivendicazioni dei soggetti che non possono scioperare, cioè: retribuzione al 100% di tutti gli educatori e degli operatori sociali lasciati a casa; reddito di quarantena per i disoccupati e per chi ha perso il lavoro (colf, badanti, baby sitter, inclusi i lavoratori in nero, che vanno regolarizzati); tutela del posto di lavoro e del salario dei lavoratori della sanità e dei trasporti; difesa dei diritti delle donne, degli immigrati, degli lgbt e degli studenti.
  • Si propone l’unificazione dei tanti appelli per la chiusura delle fabbriche e per il reddito di quarantena (promossi da vari soggetti sindacali, politici, di movimento) al fine di essere più incisivi ed efficaci.
  • Promuovere una campagna per la riduzione dei turni e dell’orario di lavoro (a parità di stipendio) del personale (medico e infermieristico) nei reparti di terapia intensiva e di rianimazione, con assunzione di nuovo personale a tempo indeterminato.
  • Si ritiene necessario produrre un nuovo dossier sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che abbia come obiettivo quello di spiegare alle lavoratrici e ai lavoratori quali sono le reali ed efficaci misure di prevenzione e tutela della salute nel corso dell’epidemia.
  • Si apre sul sito del FLNA uno spazio dedicato alla pubblicazione di interviste, video-interviste, comunicati, per dare voce a tutte le realtà lavorative o popolari che non hanno visibilità mediatica in questo momento. (11/4/2020)