Per l'abolizione dell'obiezione di coscienza, ennesima forma di violenza contro le donne





Nel nostro Paese il diritto all’aborto libero, sicuro e gratuito è quotidianamente messo in discussione dalla facoltà, prevista per legge, che ha il personale medico e paramedico di avvalersi dell’obiezione di coscienza, per astenersi dalla pratica abortiva in virtù di motivazioni ideologiche o religiose. L'istituto dell'obiezione di coscienza applicato in questo ambito professionale e di erogazione di un servizio delicatissimo ed essenziale come quello medico ed in particolare della medicina ostetrica, sta avendo come risultato l'inapplicabilità della legge 194/78 per l’alta percentuale di obiettori nelle strutture ospedaliere pubbliche: in più di tre ospedali su dieci, l’intero personale è obiettore e quindi mette alla porta le donne che intendono interrompere la gravidanza. Ma le ragioni di questa scelta, sono solo apparentemente “etiche” visto che spesso non hanno nulla a che vedere con le opinioni personali o di fede del singolo medico ma sono legate al sistema moralista e clientelare su cui si imperniano le strutture sanitarie (nella maggior parte dei casi pubbliche solo sulla carta ma di fatto vincolate a clientelismi e rapporti di natura economica con strutture ed enti privati niente affatto laici). Scegliendo di essere obiettore il lavoratore della struttura sanitaria pubblica ottiene notevoli vantaggi per la propria carriera. Questa situazione contribuisce ad alimentare anche in Italia il mercato degli aborti illegali, in particolare per le donne immigrate che si avvicinano alla sanità pubblica con difficoltà, soprattutto se clandestine.
 
Eppure nell’ultima relazione al Parlamento presentata dal ministro della salute nel dicembre 2016 sui dati relativi al 2015 rispetto alla applicazione della legge 194/78, possiamo leggere che “tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione” e che i medici non obiettori sono perfettamente in grado di coprire le richieste.
 
La relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti è frutto di una indagine condotta dall'Istat e finalizzata a rilevare tutti i casi di Ivg effettuati presso gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate. Esiste una scheda di rilevazione per gli interventi effettuati (che va compilata e sottoscritta dal medico che procede all'intervento) ed una scheda di rilevazione nel caso in cui presso l'istituto di cura non siano stati effettuati interventi di Ivg nel corso dell'intero anno. Le schede fanno riferimento all’anno solare e devono essere inviate all'Istat entro il 30 aprile dell'anno successivo.
 
Detto così sembrerebbe un meccanismo impeccabile destinato a produrre un risultato incontestabile.
 
Eppure a scuola ci hanno insegnato che non sempre la statistica fotografa la realtà così com’è: se siamo in due ed abbiamo un pollo arrosto, secondo la statica ne possiamo mangiare metà per uno mentre, nella vita reale, probabilmente il pollo arrosto rimane tutto sulla tavola di uno solo.
 
Perché il problema è come i dati vengono raccolti e interpretati. Nel caso specifico dell’indagine sull’applicazione della 194, se molti centri chiudono e non possono effettuare Ivg, se la percentuale di obiettori aumenta e sempre più donne che ne fanno richiesta verranno respinte da medici che non effettuano Ivg, è evidente che verranno compilati meno moduli di effettuazione di Ivg.
 
La statistica non considera che dietro i numeri ci sono delle persone: donne che spesso sono costrette a corse contro il tempo per ottenere il riconoscimento di un diritto, e lavoratori costretti a massacranti turni di lavoro per poter soddisfare quel “trend in diminuzione”.
 
Vogliamo dare voce a quei numeri per dimostrare che la realtà non è espressa dalla  freddezza dei dati ufficiali che cercano di rabbonirci dimostrandoci, numeri alla mano, che non abbiamo ragione di lamentarci, che non stiamo subendo un’altra forma di violenza.
Affermare che l’obiezione di coscienza nei confronti della legge sull’Interruzione volontaria della gravidanza, sia una forma di rispetto dei sentimenti etici, politici e religiosi dei medici obiettori è una falsità ed un’ipocrisia che trova la sua conferma anche nella recente approvazione del Decreto Lorenzin sulle 10 vaccinazioni obbligatorie per i bambini fino ai 16 anni e per le quali i medici non possono avvalersi dell’obiezione di coscienza.
Quindi, nel nostro Paese, gli interessi della gerarchia del vaticano, del maschilismo imperante e delle multinazionali del farmaco producono queste contraddizioni legislative.
 
Per questo Donne in Lotta e l’intero FLNA lanciano una campagna contro l’obiezione di coscienza nei confronti dell’ Ivg: come prima azione vi invitano a documentare la situazione del vostro territorio rispetto all’applicazione della 194 in ospedali, consultori, farmacie, e a raccontare la vostra esperienza.
                                                                                                       
Facciamo sentire la nostra voce!


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://www.frontedilottanoausterity.org/
URL di riferimento: http://www.frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News&action=viewnews&news=top_1510845516