UNO STUPRO NON È MAI COLPA DELLA VITTIMA!




Nessuna aggravante allo stupratore se la sua vittima era già ubriaca al momento della violenza. Questa l'ultima decisione della Cassazione, che ha rinviato a nuovo processo per riduzione della pena due uomini di 50 anni già condannati per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza. Il fatto risale a qualche anno fa: la ragazza prima di essere stuprata si era ubriacata e, secondo i giudici, pur confermando lo stupro di gruppo, non può essere aggiunta l'aggravante per uso di sostanze alcoliche o stupefacenti, in quanto la vittima ha assunto l'alcol volontariamente. L’uso di sostanze alcoliche, spiega la Cassazione, deve essere «necessariamente strumentale alla violenza sessuale, ovvero deve essere il soggetto attivo del reato che usa l’alcool per la violenza, somministrandolo alla vittima». Insomma, come dire che se lo stupratore offre una birra è condannabile con aggravante, se invece si impegna a trovare una vittima già ubriaca, allora può permettersi di sperare in sostanziali sconti di pena. Ancora una volta, come in ogni processo per stupro, i comportamenti della vittima sono oggetto di discussione tanto da riportare la responsabilità della violenza sulla ragazza più che sui colpevoli: una donna in evidente stato di fragilità (in questo caso per alcool) è in parte colpevole di ciò che le viene violentemente inflitto da altri. È sempre la stessa storia: la vittima, i suoi comportamenti, le sue abitudini, il suo modo di vestire sono sempre il primo elemento di analisi in un processo per stupro, e spesso ne determinano l’esito.

In risposta a quanti sostengono la legittimità a norma di legge di questa sentenza, come Donne in Lotta crediamo che sia importante sicuramente che ci sia stato comunque riconoscimento della violenza subita (cosa non scontata visto che in primo grado i due imputati erano stati assolti), ma è gravissima la riduzione della responsabilità degli aggressori, responsabilità scaricata sulle spalle della vittima: come i famigerati jeans del 1999 che secondo i giudici non potevano essere sfilati senza una «fattiva collaborazione»; oppure nel 2006 quando una ragazzina quattordicenne violentata dal patrigno, vede diminuita la pena del suo carnefice non essendo più vergine al momento dei fatti; o nel 2012 quando si decide che durante una violenza di gruppo, uno sconto di pena deve essere concesso a chi «non abbia partecipato a indurre la vittima a soggiacere alle richieste sessuali del gruppo, ma si sia semplicemente limitato a consumare l’atto»; oppure nel 2017 quando l’imputato viene assolto perché la vittima non ha urlato e ha continuato il turno di lavoro dopo la violenza.

Questa ultima sentenza, come e più di altre, ci tocca tutte perché ha in sé un ammonimento inquietante: armeggiando con i cavilli di legge, ci stanno raccontando come da bambine la storia di Cappuccetto Rosso e delle “brutte cose” che accadono quando non si è ubbidienti, minimizzando sul fatto però che il lupo è comunque cattivo e intenzionato a fare del male. Uno stupro è uno stupro: c’è una sola responsabilità, non ci sono attenuanti, non ci sono altri colpevoli se non gli stupratori.


Totale solidarietà a tutte le vittime di stupro!

Toccano una, toccano tutte!


Donne in Lotta – FLNA

 


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://www.frontedilottanoausterity.org/
URL di riferimento: http://www.frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News&action=viewnews&news=1531910149